Dubai

Il primo giorno dell’avventura fuori dal mio amato continente inizia da…

UAE, United Arabic Emirates.

Parto con le migliori intenzioni nonostante i pareri contrastanti, tra chi ne è perdutamente innamorato, tanto da pensare di andarci a vivere, e chi ne è rimasto deluso, e non ci metterebbe più piede.

Il viaggio di 6 ore (BLQ-DXB) scorre talmente piacevolmente che neanche mi accorgo del tempo che passa, film, musica, Wi-fi, cibo e bevande a profusione. D’altronde sono stata “forgiata dal fuoco di mille battaglie” lungo l’A14.

Non faccio in tempo a mettere piede in aeroporto che mi accorgo di una percezione della donna che esula dal concetto di uguaglianza. Sala d’attesa per sole donne, posti in metropolitana per sole donne, taxi per sole donne. Devo ammettere che iniziavo ad essere già infastidita dalla questione dai primi passi in questa terra. Credo sia giusto anche giocarsi una carta a favore a riguardo e vi dico che, nonostante fossi sola, non mi sono mai sentita in pericolo.

Dubai

La prima attrazione è senza ombra di dubbio il Burj Khalifa, l’edificio più altro del mondo, con i suoi 828 metri. È possibile visitarlo e godere della vista a 452m o a 555m, con prezzi decisamente diversi. Ci si sente nella megalopoli che ci si aspetta e le luci della sera si spengono completamente tra mare e deserto. Con il naso puntato all’insù il Burj Khalifa sbrilluccica come un gioiello e le fontane danzanti che creano la cornice ideale, insieme a musica e luci.

 

Lontano dai grattacieli, dalla vita moderna e sfarzosa, esiste un piccolo quartiere sulla sponda nord del creek: Deria. È ancora possibile trovare souvenirs locali a prezzi accessibili, andati ormai dimenticati nella maggior parte del mondo. La “vera” Dubai si trova qui, tra le strette vie di negozi e i souqs: la parte più autentica, la più sporca, la più suggestiva. Anche qui non mancano i negozi cinesi, i vestiti di chiara importazione, ma si alternano tutti in maniera inedita, il che dona un certo fascino.

Ho avuto modo di visitarla al mattino presto, con i carretti, portati da uomini in tunica,  merci scaricate a mano dalle barche e taniche di acqua potabile ancora da riempire sui bordi delle strade. Tornata nel pomeriggio, ormai invasa di turisti la zona è diventata noiosa, e mi sono presto stancata dei commercianti vogliosi di vendermi ad ogni costo pashmine colorate. Indubbiamente meritano una visita il suoq dell’oro, e i tanti negozi di spezie, con inediti profumi e colori. Non servirà sforzarsi troppo per vedere le torri del vento (barjeel in Arabo), un antico metodo di condizionamento ambientale, nato in tela e poi tradotto in linguaggio architettonico.

Sull’altra sponda del canale, che è possibile attraversare in abra (per 1 AED), si trova l’Al Fahidi historic district, un quartiere nato nei primi del 1900, con vicoli stretti e pareti color sabbia. Oggi, completamente rinnovato, ospita negozi, musei, caffetterie e workshop di diverso tipo. Ho avuto l’occasione di decorare una piastrella, sotto l’ombra di un albero maestoso, con il rumore dell’acqua della fontana in sottofondo e gli uccellini che cantavano. Pensavo di essere in paradiso, anche perché, senza mezzi termini, valeva la parola magica: FREE. Non troppo distante c’è la terza meta imperdibile: il Dubai Museum, che mostra lo sviluppo della moderna Dubai a partire dal villaggio di beduini.

L’altro quartiere che mi è piaciuto, del tutto nuovo e ancora parzialmente in costruzione è il festival city di Dubai, attualmente difficile da raggiungere e per questo privo di qualsiasi forma di turismo. Vi starete chiedendo per quale motivo mi sono ritrovata in questo posto…una spilla dell’Hard Rock per un collezionista accanito. Certo è che resta un centro commerciale su un porto con edifici di lusso, ma la vista della città in lontananza è notevole. L’unico aspetto che ricorda di essere a Dubai è l’abra, l’imbarcazione tipica, che  porta alla prima fermata della metropolitana. Apro una piccola parentesi sulla metropolitana: è nuovissima e ti porta ovunque in città a prezzi irrisori. I mezzi di trasposto funzionano bene e sono estremamente economici (22 AED per un day pass).

Il commento generale sulla città non è dei migliori, sicuramente partendo dal nulla, in un ambiente ostile di acqua salata e sabbia, sono riusciti a costruire un vero e proprio impero. Ma la città resta priva di un’identità, come la copia di tanti altri posti nel mondo in una sintesi mal riuscita e disomogenea. E non credo che bastino le costruzioni di isole artificiali con grattacieli a crearne una.”Beduini arricchiti”, ricchi certamente, ma non nobili.

Quasi dimenticavo,

BUONA VITA

Ea

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