Abu Dhabi

Lasciando Dubai con un pullman economico,  dopo due ore lungo l’autostrada circondata da sabbia e cantieri, sono arrivata nella capitale degli Emirati Arabi. Sono sorpresa, ancora prima di arrivare, l’architettura nelle zone residenziali mantiene forme e colori della tradizione e, nella parte più moderna, con mio grande stupore i grattacieli definiscono lo skyline con una linea pulita ed elegante.

Sotto il sole bollente delle IDI di marzo, la Grande Moschea dello Sceicco Zayed: memoriale del padre fondatore della nazione, punto di incontro di milioni di fedeli ed attrazione turistica d’eccellenza è il mio primo obiettivo. Nata con lo scopo di “trasmettere il messaggio di pace a tutte le persone del mondo, indipendentemente da cultura, religione e nazionalità” è oggi una delle poche moschee visitabili della zona.

L’ingresso è gratuito ma l’abbigliamento deve essere consono alla visita di un edificio religioso. Per gli sprovveduti ci sono delle bellissime tuniche da indossare. Io e la mia inseparabile sciarpa eravamo pronti a tutto.  Mi sentivo una russa in vacanza..per le risate:

Se da fuori sorprende, l’interno lascia senza parole. La giornata è perfetta, i raggi solari si riflettono sul marmo ed è quasi impossibile tenere gli occhi aperti. Superato il primo colonnato, la moschea si apre in una grande corte (Sahan):  17.400 metri quadri di marmo bianco e decorazioni floreali, opera di Kevin Dean.  Ma è solo togliendosi le scarpe che si può accedere alla sala della preghiera, al cui centro svetta la più grande delle 82 cupole, tutte decorate con motivi della tradizione islamica. Qui il pavimento è una chicca per gli amanti dei record, i quali potranno calpestare il tappeto più grande del mondo (5700 m^2).  Io sono rimasta affascinata dai dettagli delle decorazioni, dalla madre perla, dall’oro e dai marmi policromi…

Ma lo stupore non finisce qui e il colonnato si infittisce sul lato opposto della moschea, in totale ci sono 1000 colonne finemente decorate, che richiamato una foresta di palme. Da non dimenticare che il tutto è affacciato su grandi piscine d’acqua. Sempre lei che ritorna: l’acqua nel deserto, simbolo di vita, ricchezza e in questo caso anche fonte di condizionamento all’interno dell’edificio. Mi ha stupito il fresco di questa moschea nel deserto, nonostante i 30 gradi, camminare tra le “palme” è stato molto piacevole, grazie al venticello che continuava a soffiare.

The Mosque is an expression of a visionary leader who believed that nothing is impossible and conceived that the most gracious achievements start from the heart.

Esco dalla moschea a piedi, e all’ombra di una palma aspetto l’arrivo dell’autobus. 10, 20, 30 minuti…scoprirò solo dall’esperienza che i taxi sono economici e gli autobus sempre in ritardo. In questa attesa incontro un altro folle come me: Marco, un tedesco di ritorno da qualche mese in Sud Africa, con cui passerò il pomeriggio. Uniamo le nostre due mete e ne viene fuori un pomeriggio pieno di sorprese!

Scegliamo una meta per ciascuno, la mia guida mi suggerisce l’Emirates Palace:  “What the Burj Khalifa in Dubai is to the vertical, the Emirates Palace is to horizontal”. Affacciato su una delle spiagge più belle del golfo, questo hotel di lusso è aperto alle visite. Tutto è dorato, i lampadari, cestini, sedie, pensate un pò anche il nastro della scala mobile. Purtroppo la luce naturale è poca, tanto da ricordare a Marco un casinò.Nel complesso un bellissimo hotel, leggermente fuori budget (ho controllato si parte da 450 € a notte) ma, per fortuna, non è nel mio stile…

La parte più bella è stata sicuramente il giardino, e la vista che regala sullo skyline. Nella torre n°2 saliamo all'”Observation Deck at 300″ (285 AED) per una vista mozzafiato della città, un panino e nel caso della nostra permanenza anche location perfetta per godere al meglio un improvviso spettacolo aereo. La cosa che mi ha lasciato interdetta è stata la vista della costruzione delle isole artificiali,  che mi hanno ricordato che alla fine di naturale da queste parti c’è ben poco.

La Grande Moschea di Abu Dhabi ha reso la mia breve vacanza negli Emirati Arabi indimenticabile. Sarà difficile non ricordare il bianco splendente sotto il sole di mezzogiorno di questa architettura maestosa. Mi sono spesso chiesta come un edificio come il Duomo di Firenze,  o di Milano, sarebbero se costruiti nel nostro tempo, passatemi l’azzardato paragone ma credo che questa sia qui la riposta.

Il primo viaggio oltreoceano lascia un pò l’amaro in bocca, e parlando di viaggi, esperienze e vita Marco mi ha inconsapevolmente lasciato questa frase:  “Non ho ancora capito perché continuo a viaggiare, ogni tanto ne sento la necessità,  ma ho capito che nessun posto è meglio di casa”.

BUONA VITA

Ea

 

Dubai

Il primo giorno dell’avventura fuori dal mio amato continente inizia da…

UAE, United Arabic Emirates.

Parto con le migliori intenzioni nonostante i pareri contrastanti, tra chi ne è perdutamente innamorato, tanto da pensare di andarci a vivere, e chi ne è rimasto deluso, e non ci metterebbe più piede.

Il viaggio di 6 ore (BLQ-DXB) scorre talmente piacevolmente che neanche mi accorgo del tempo che passa, film, musica, Wi-fi, cibo e bevande a profusione. D’altronde sono stata “forgiata dal fuoco di mille battaglie” lungo l’A14.

Non faccio in tempo a mettere piede in aeroporto che mi accorgo di una percezione della donna che esula dal concetto di uguaglianza. Sala d’attesa per sole donne, posti in metropolitana per sole donne, taxi per sole donne. Devo ammettere che iniziavo ad essere già infastidita dalla questione dai primi passi in questa terra. Credo sia giusto anche giocarsi una carta a favore a riguardo e vi dico che, nonostante fossi sola, non mi sono mai sentita in pericolo.

Dubai

La prima attrazione è senza ombra di dubbio il Burj Khalifa, l’edificio più altro del mondo, con i suoi 828 metri. È possibile visitarlo e godere della vista a 452m o a 555m, con prezzi decisamente diversi. Ci si sente nella megalopoli che ci si aspetta e le luci della sera si spengono completamente tra mare e deserto. Con il naso puntato all’insù il Burj Khalifa sbrilluccica come un gioiello e le fontane danzanti che creano la cornice ideale, insieme a musica e luci.

 

Lontano dai grattacieli, dalla vita moderna e sfarzosa, esiste un piccolo quartiere sulla sponda nord del creek: Deria. È ancora possibile trovare souvenirs locali a prezzi accessibili, andati ormai dimenticati nella maggior parte del mondo. La “vera” Dubai si trova qui, tra le strette vie di negozi e i souqs: la parte più autentica, la più sporca, la più suggestiva. Anche qui non mancano i negozi cinesi, i vestiti di chiara importazione, ma si alternano tutti in maniera inedita, il che dona un certo fascino.

Ho avuto modo di visitarla al mattino presto, con i carretti, portati da uomini in tunica,  merci scaricate a mano dalle barche e taniche di acqua potabile ancora da riempire sui bordi delle strade. Tornata nel pomeriggio, ormai invasa di turisti la zona è diventata noiosa, e mi sono presto stancata dei commercianti vogliosi di vendermi ad ogni costo pashmine colorate. Indubbiamente meritano una visita il suoq dell’oro, e i tanti negozi di spezie, con inediti profumi e colori. Non servirà sforzarsi troppo per vedere le torri del vento (barjeel in Arabo), un antico metodo di condizionamento ambientale, nato in tela e poi tradotto in linguaggio architettonico.

Sull’altra sponda del canale, che è possibile attraversare in abra (per 1 AED), si trova l’Al Fahidi historic district, un quartiere nato nei primi del 1900, con vicoli stretti e pareti color sabbia. Oggi, completamente rinnovato, ospita negozi, musei, caffetterie e workshop di diverso tipo. Ho avuto l’occasione di decorare una piastrella, sotto l’ombra di un albero maestoso, con il rumore dell’acqua della fontana in sottofondo e gli uccellini che cantavano. Pensavo di essere in paradiso, anche perché, senza mezzi termini, valeva la parola magica: FREE. Non troppo distante c’è la terza meta imperdibile: il Dubai Museum, che mostra lo sviluppo della moderna Dubai a partire dal villaggio di beduini.

L’altro quartiere che mi è piaciuto, del tutto nuovo e ancora parzialmente in costruzione è il festival city di Dubai, attualmente difficile da raggiungere e per questo privo di qualsiasi forma di turismo. Vi starete chiedendo per quale motivo mi sono ritrovata in questo posto…una spilla dell’Hard Rock per un collezionista accanito. Certo è che resta un centro commerciale su un porto con edifici di lusso, ma la vista della città in lontananza è notevole. L’unico aspetto che ricorda di essere a Dubai è l’abra, l’imbarcazione tipica, che  porta alla prima fermata della metropolitana. Apro una piccola parentesi sulla metropolitana: è nuovissima e ti porta ovunque in città a prezzi irrisori. I mezzi di trasposto funzionano bene e sono estremamente economici (22 AED per un day pass).

Il commento generale sulla città non è dei migliori, sicuramente partendo dal nulla, in un ambiente ostile di acqua salata e sabbia, sono riusciti a costruire un vero e proprio impero. Ma la città resta priva di un’identità, come la copia di tanti altri posti nel mondo in una sintesi mal riuscita e disomogenea. E non credo che bastino le costruzioni di isole artificiali con grattacieli a crearne una.”Beduini arricchiti”, ricchi certamente, ma non nobili.

Quasi dimenticavo,

BUONA VITA

Ea