Profumo di mandorle

"Ti piacciono le mandorle?"

"Si, molto"

Come faccio a spiegartelo quel “molto”?

Il richiamo arriva dritto dall’infanzia, non ho bisogno neanche di scavare troppo tra le sequenze. La macchina rossa arriva e si posiziona sempre nel solito fazzoletto di terra volgendo le spalle al mare.

“È arrivato il nonno, andate a prendere la spesa” urla mia nonna dal cucinino.

Esco scalza: marmo, mattone, pietra, terriccio, asfalto. Liscio e ruvido, caldo e freddo si alternano e li sento passare sotto la pianta del piede, ormai bruciata dal calore dell’estate. Prendo per prima la MIA busta bianca, quella del mercato, “Ti ho comprato 3 kg”.

E poi a tavola, il rituale che si ripete da quando ne ho memoria: una piramide di gusci verdi sul tavolo, uno strano arnese rosso fuoco tra le mani di mio nonno. Il guscio verde si rompe nonostante, a volte, la difficoltà di quella mano dolorante.

Così la tavola resta tra le briciole del pane di Laterza, la macchina di primitivo e le pellicine opache.

Per me il profumo di mandorle è affetto allo stato puro.

E anche tu ora profumi di mandorle.

Ea

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