Se Parigi avesse lu mer sarebbe na piccola Bar

Indietro, sempre più indietro…non tengo il passo con i miei social. Lo scorso weekend sono andata  Parigi a trovare la mia amica giurista.  “Se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari” è , ogni volta che vado a Parigi, il mio mantra.

L’avventura è iniziata ale 22 di un NON-PIOVOSO venerdì sera. Lascio Delft con due valigie piene di cibo italiano per Serena. Ovviamente sono in ritardo. Rischio di perdere il treno. L’OV è senza soldi. Ricarica. Treno in ritardo….FIUUU

Parto da Den Haag alle 23  grazie alla mia nuova compagnia di trasposti preferita, Flixbus, arrivo a Parigi alle 5.30 di mattina. Sopravvivo alla bella gente davanti al palazzo dei congressi. Prendo la metro seguendo meticolosamente le indicazioni e alle 6 sono davanti al portone di ZIASERE. Ovviamente era andato tutto troppo bene e quindi non avevo più credito sul telefono e non sapevo come contattare l’apriporta. Il sabato mattina doveva ancora iniziare e io ero sveglia da 2 ore e seduta su delle scale di legno al freddo. ODIO PARIGI.

Nonostante l’inconveniente la giornata mi ha regalato un sole inaspettato che ha accompagnato i miei 15km di passeggiata. Rotolando verso la Senna ho scoperto una nuova Parigi e, mentre la città di svegliava, ho per la prima volta apprezzato questa città.

 

Merita particolare attenzione la casa degli artisti dove vive Serena, un appartamento dal pavimento scricchiolante, che lascia le misure di sicurezza fuori dalla porta. Pieno di qualsiasi tipo di oggetto ma che riflette la personalità della proprietaria, una signora sulla sessantina arzilla e piena di vita. Nel suo disordine la casa è intrigante, libri, opere d’arte, pentole, fotografie, schizzi, tutto è incastrato e se non siete allergici alla polvere tutto questo può essere solo affascinante.

Dal punto di vista culturale, tralasciando la terribile esperienza d’arte contemporanea al Palais de Tokyo, la più grande scoperta è stata la Città dell’Architettura e del Patrimonio. Un intero museo dedicato alla storia dell’architettura francese, con riproduzioni anche a scala reale di facciate, transetti e decorazioni. Ero andata solo per la mostra su Renzo Piano e sono stata piacevolmente sorpresa anche da tutto il resto.

Ultima ma non per importanza la Foundation Louis Vuitton. Una masterpiece di Frank Gehry nel cuore dei Jardin d’Acclimatation nel Bois de Boulogne. All’interno la mostra “Bentu. Chinese artists in the time of turbulence and trasformation”

Del viaggio c’è anche QUALCHE testimonianza della presenta della francofona PepeGi e della Torre

 

Un ringraziamento speciale alla mia Vez preferita, grazie alle tue gambe che non tengono il ritmo. #erasmuspepegi

BUONA VITA

Ea

 

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